Per la sua posizione centrale certamente fu abitata fin dai tempi più remoti, poiché si trovava sulla strada che da Capaccio-Paestum portava in Lucania e che, quindi, metteva in comunicazione le due auguste civiltà Greco_Paestano-Romana e Lucana. L'attuale S.S. 166 degli Alburni , infatti, ripercorre a tratti quell'itinerario.

A testimonianza di tale periodo fu rinvenuta verso la fine degli anni '40 un interessante necropoli lucana del IV sec. a.C., proprio nel centro abitato, durante i lavori di scavo per la costruzione della Scuola elementare; il piazzale antistante l'edificio, fu per questo motivo intitolato "Necropoli Lucana".

Se si perdono nei secoli successivi documenti e tracce si ritrovano notizie storiche certe nel Medioevo quando Bellosguardo era la seconda "Rocca" dell'antica Città di Fasanella. Sul suo colle Pandolfo di fasanella aveva fatto costruire un "Casamento", luogo di soggiorno baronale (prima metà del XIII sec.). Nei secoli successivi e fino all'abolizione del sistema feudale, Bellosguardo passò da un signore all'altro tra cui i San Severino, i Caracciolo, ecc., ultimi i Mariconda. Nel 1412 e nel 1420 il villaggio è segnalato negli inventari e nel Sec. XIV il paese era già una "Università" autonoma, tale rimasta fino alla sua elevazione a Comune.

Nel periodo Risorgimentale alcuni figli di Bellosguardo parteciparono attivamente ai moti, tra essi: Rosario Macchiaroli e Matteo Farri.

 

 

IL TERRITORIO

Il territorio di Bellosguardo, regione agraria del medio Calore, Comunità Montana "Alburni", si estende per una superficie di l. 674. Ha interamente nel parco nazionale del CIlento e Vallo di DIano. Esso raggiunge nella parte più alta verso Monte Pruno quota 690 slm. La natura del territorio e sel terreno un tempo aveva determinato la seguente suddivisione: seminativo, seminativo arborato, seminativo irriguo, vigneto, oliveto, pascolo, frutteto, querceto, irriguo e bosco. Fino al secolo scorso la principale attività agricolas era la viticoltura, non solo per la particolare vocazione del terreno ma forse anche per l'impulso dato ad essa dai monaci. Tra i vitigni più diffusi inizialmente si ricordano il "barbera" e "l'aglianico"; successivamente furono introdotti il "sangiovese", il "ciliegiuolo" ecc. Ottimi i vini bianchi in particolare il "moscato" dolce, da cui si ricavano delicati e generosi spumanti naturali.

 

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